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Sulle tracce dei pellegrini

Pubblicato il 26/12/2015 in Storia
Sulle tracce dei pellegrini

Alla scoperta dei luoghi più caratteristici della toscana percorrendo la via Francigena

In principio c’era la strada…

Questa la frase lapidaria con cui Joseph Bédier ha siglato nella sua opera sulle leggende epiche riguardo il rapporto tra itinerari, nascita e diffusione di tradizioni cavalleresche.

Ma la storia della strada è molto più della mera storia dei tracciati; ci sono gli itinerari, le tappe di marcia, gli ospizi, i briganti e tanto altro ancora, inoltre bisogna sapere che la tradizione cristiana faceva della strada il simbolo della vita. Non era forse il suo andare fra disagi e pericoli, metafora della vita umana e del suo viaggio verso la meta suprema? In questo modo la strada si caricava di valori e di significati simbolici: i passi di montagna, i boschi, i crocicchi, i ponti divenivano tutti luoghi rischiosi ed il viandante con il loro attraversamento superava delle vere e proprie prove iniziatiche attraverso le quali, sotto la protezione delle croci e dei tabernacoli sparsi lungo il cammino, purificavano la loro anima, preparandosi alla visione della Veronica, del Santo Sepolcro o dell’arca delle reliquie di San Giacomo di Compostela.

La Francigena di pellegrini ne ha visti passare parecchi, anzitutto quelli rivolti a Roma, divenuti particolarmente numerosi dal 1300 in poi, cioè dalla proclamazione del primo Anno Santo.

Il pellegrino sostava in più o meno confortevoli ospizi, quando riusciva a trovarne uno, distribuiti in maniera tale che ognuno distasse dall’altro una giornata di cammino. Lungo la storia della strada hanno legato il loro nome alla Francigena molti personaggi famosi, come Ghino di Tacco che visse con la sua banda di predoni a Radicofani, o naturalmente l’arcivescovo Sigerico di Canterbury che partì dall’Inghilterra per arrivare a Roma ma addirittura nell’ombra spessa del bosco, si poteva incontrare addirittura il Diavolo come testimoniano diversi toponimi legati al suo nome come il Molino del Diavolo o il Ponte del Diavolo che secondo il folklore egli aveva contribuito a costruire.